Didattica per lo sviluppo di conoscenze, competenze e capacità della vita

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DUE GIORNI INTENSI DI FORMAZIONE

Didattica per lo sviluppo di conoscenze, competenze e capacità della vita, con il prof. Dario Eugenio Nicoli docente incaricato di Sociologia presso l’Università Cattolica di Brescia, facoltà di Scienze della Formazione, autore di numerosi saggi e pubblicazioni.
Una parola, sin da subito, ha messo in chiaro che il corso che ci stavamo apprestando a vivere sarebbe stato diverso. Diverso almeno da quello che io mi aspettavo. Mi ero preparata ad ascoltare e a vivere un corso improntato naturalmente sulla Didattica, che mi avrebbe dato nuove indicazioni metodologiche, strategiche per mettere in atto azioni efficaci a partire dalla definizione di competenza, UdA, progettazione del CdC… ebbene è stato certamente tutto questo, ma anche molto altro.
La parola. La parola che da subito è riecheggiata come punto di partenza, prima di ogni definizione, esempio o strategia, è stata la parola DONO.
Il progetto della scuola è stato definito DONO al territorio.
Il progetto di ogni CdC, DONO a tutta la comunità scolastica.
Il DONO del valore del “singolo studente” come motore di ogni classe, come componente imprescindibile della nostra civiltà.
Questa impostazione ha segnato tutto il lavoro dando una connotazione speciale e preziosa anche al lavoro di ogni docente durante il corso.
Il prof. Nicoli ha proposto una metodologia fondata sulla personalizzazione intesa come risveglio dell’io e sull’edificazione dello spazio comune. Ci ha proposto ed illustrato una metodologia composita, che alterna lezione, laboratorio e prove di realtà, che richiede un curricolo scandito da tappe di crescita dell’allievo, tramite azioni compiute significative e reali offerte al territorio, appunto, come DONO ed evidenza della sua maturazione nella cultura.
È stato un approccio nuovo, sicuramente motivante che ci ha esortato e convinto ad abbandonare lo scetticismo, sempre in agguato, e a unire le forze per provare a contrastare la decadenza culturale che è sotto gli occhi di tutti, per consentire ai giovani di
affrontare l’avventura dell’esistenza attrezzati di una cultura viva, di prima mano, appassionata e aperta e per ridonare a tutta la comunità scolastica senso e fiducia, per ricentrare tutta l’attività scolastica sul bene degli studenti, riappropriandoci del fine ultimo
della scuola, quello cioè di assolvere a un compito di alto valore sociale e culturale.
[…] Il dono è una presenza che ribadisce: «è bello che tu ci sia ed eccomi qui a dirtelo».
Donare non è acquistare la propria pace, ma rinnovare, per quanto possiamo, la propria presenza e quindi il proprio impegno nel tempo a venire.
[cf. A. D’Avenia in Letti da rifare, n.38]

Patrizia Marchini