UMBERTO BRACCILI ALL’IIS MORETTI

La lezione di vita del giornalista RAI Umberto Braccili

Onorato e orgoglioso di essere in mezzo ai ragazzi, Umberto Braccili, giornalista Rai, rosetano doc, ha incantato i ragazzi con la sua lezione vissuta sul video giornalismo.Una lezione certamente non scontata, quella dello scorso 14 dicembre, alla quale hanno preso parte con vivo interesse i ragazzi delle classi terza, quarta e quinta dell’indirizzo “Grafica e comunicazione”, protagonisti nella parte conclusiva di una serie di domande.

Braccili, non nuovo al “Moretti” dove è stato ospite anche negli anni passati, si è rivolto ai ragazzi con un linguaggio a loro vicino, proprio partendo da Facebook e Whatsapp, che lui stesso usa precisando <<però vengo da un’altra generazione dove certi valori erano più importanti>>. Ma il giornalista rosetano, che ha una fiducia sfrenata nei confronti dei giovani, si è rivolto loro dicendo: <<Voi ragazzi dovete sapere che certe cose esistono, c’è gente che soffre, gente che è invisibile. Dovete pensare che la nostra società è composta per esempio anche da malati di SLA che stanno da soli a casa, costretti agli “arresti domiciliari” perché l’amministratore di condominio ha deciso che è costoso mettere l’ascensore>>. Ma questa è solo una delle tante storie del suo “I mille Abruzzi”, che ha voluto raccontare con immagini e parole ai ragazzi presenti in aula magna. Un libro importante che parla della nostra terra, che tratta i temi del sociale, della disabilità, delle ingiustizie, ma che vuole raccontare le  mille sfaccettature del nostro Abruzzo.Un libro del quale l’autore ha rinunciato al compenso, per poter raccogliere fondi per acquistare un Fiat doblò per una Onlus che si occupa di disabili. Compenso rifiutato anche per il primo libro “Macerie dentro e fuori”, scritto insieme ai genitori dei ragazzi universitari morti sotto le macerie del terremoto dell’Aquila. <<Con i 100 mila euro raccolti abbiamo pagato gli avvocati>> ha raccontato il giornalista <<e continuiamo a sostenere l’azione legale in corso. Perché ragazzi, dovete pensare che i genitori dei ragazzi deceduti all’Aquila hanno dovuto dimostrare che erano rimasti psicologicamente provati dalla morte dei loro figli. E la perizia per dimostrarlo è costata 20 mila euro>>.  Ogni anno, con quei fondi raccolti, viene anche finanziato un premio alla miglior laurea sulla prevenzione sismica. <<E questo è un messaggio per voi: studiate, ma soprattutto siate onesti e non lasciatevi vincere dal dio quattrino come è successo all’Aquila. Ragazzi, i figli non possono morire prima dei genitori. Se un papà muore il vocabolario definisce “vedova” la moglie e “orfani” i figli. Ma non c’è un termine che definisca un padre o una madre che perde i suoi figli>>. Per questo libro, Braccili ha usato <<soltanto i polpastrelli di giornalista, il resto lo hanno fatto i genitori, i fidanzati, le fidanzate e gli amici degli studenti universitari morti. Io sono stato invitato da loro a questa mensa del dolore e con loro ho condiviso l’esperienza di un volume scritto a 28 mani, le mie più quelle di tutti gli altri>>. Anche i proventi raccolti dalla vendita del suo secondo libro,  “Lo dico al tg”, sono stati investiti nel sociale per l’acquisto di un puntatore oculare per malati di SLA, che attualmente è a Giulianova per una ragazza che, grazie ad esso, riesce anche ad usare i social come i suoi coetanei.

Braccili, nel corso del suo intervento, fa “incontrare” ai ragazzi i diversi volti delle persone da lui intervistate e fa loro dono di alcune importanti storie di vita. E lo fa con semplicità e con amore. Perchè questo è il mestiere artigianale, come ama definirlo lui stesso, di un giornalista  <<E’ ora che questo mondo cambi>> è il monito lasciato ai ragazzi <<ma lo dovete fare voi giovani. Voi potete contribuire a cambiare le cose. Aprite gli occhi e le orecchie, siate curiosi, anche un po’ folli, perché con una positiva follia si può cambiare il mondo. Usate anche Facebook ma per aprivi e trovare delle belle storie>>.